“UNA VITA DA SOCIAL”, SI CHIUDE A ROMA LA CAMPAGNA SUL CYBERBULLISMO

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La campagna educativa è giunta alla VI edizione con la collaborazione della Polizia postale

Partita da Matera, capitale europea della cultura, si conclude a Roma, la 6^ edizione di “Una Vita da Social“, la campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi e pericoli della Rete per i minori. I Social network sono ormai uno strumento di comunicazione del tutto integrato nella quotidianità dei teenager e, in virtù del numero sempre maggiore degli adolescenti presenti sul web, hanno determinato una crescita esponenziale dei minori vittime di reati contro la persona.

Ancora oggi i ragazzi si esprimono e sembrano pensare che il web sia un po’ “una terra di nessuno”, dove si scambiano messaggi e post senza pensarci troppo e le azioni online vengono valutate spesso come un gioco privo di conseguenze. Ciò che accomuna e caratterizza l’uso dei social network è, infatti, che gli utenti hanno quasi la sensazione di agire in una sorta di spazio personale in cui si crea un tale senso di intimità che spinge – più che nella vita reale – ad esporre la propria vita privata, a rivelare informazioni personali a scapito della propria privacy e di quella altrui.

Emerge dunque l’esigenza di trovare un giusto ed equilibrato bilanciamento tra gli opposti interessi in gioco, ovvero, da un lato, la tutela della libertà di manifestazione e circolazione del pensiero e, dall’altro, la tutela di altri interessi giuridicamente rilevanti e che potrebbero essere lesi da un esercizio sconsiderato della libertà in questione, quali ad esempio il diritto all’onore, alla reputazione, alla dignità personale, alla riservatezza, al buon costume, alla morale. Ancora una volta aziende come Baci Perugina, Facebook, Euronics, FireEye, Google, Instagram, Nexi, Karpesky lab, Skuola.net, Vodafone, WindTre, Youtube e società civile scendono in campo insieme alla Polizia di Stato per un solo grande obiettivo: “fare in modo che il dilagante fenomeno del cyberbullismo e di tutte le varie forme di prevaricazione connesse ad un uso distorto delle tecnologie, non faccia più vittime”.

Secondo una recente ricerca di Skuola.net per la Polizia di Stato, che ha coinvolto 6500 ragazzi tra i 13 e i 18 anni, il 24% di loro ha scambiato almeno una volta immagini intime con il partner via chat o social (sexting).

Tra questi, il 15% ha subi’to la condivisione con terzi, senza consenso, di questo materiale. Il motivo più frequente, riportato dalle vittime? Assurdo ma è per un banale “scherzo” (49%), che mostra quanto possano essere sottovalutate le reali conseguenze di tale diffusione. Tra le altre motivazioni, con numeri rilevanti: il ricatto (11%) o la vendetta (7%). Insomma il revenge porn, che pure è presente, viene surclassato dalla leggerezza e dalla goliardia. Ma gli effetti sono comunque gli stessi.




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