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Vaccini, retromarcia Ue: no controlli a frontiera Nord Irlanda 

Con un annuncio a sorpresa, arrivato poco prima della mezzanotte, la Commissione europea ha fatto retromarcia su una delle conseguenze del nuovo regime di autorizzazione (e possibili restrizioni) delle esportazioni verso i paesi terzi dei vaccini anti Covid prodotti nell’Ue, per tenere conto della situazione peculiare dell’Irlanda del Nord. Il Regno Unito non è nella lista dei 92 paesi terzi che sono esentati dal regime di autorizzazione come possibile destinazione delle esportazioni dei vaccini, ed è anzi piuttosto chiaro, sebbene implicito, che la misura vuole evitare soprattutto la spedizione verso i vicini britannici delle dosi prodotti nell’Ue (in particolare quelli di AstraZeneca).

Il nuovo regime e le eventuali restrizioni delle esportazioni, così come prospettate ieri, avrebbero richiesto controlli doganali al confine fra l’Ue e il Regno Unito, e quindi proprio su quella frontiera fra la Repubblica d’Irlanda e l’Irlanda del Nord che si vuole a tutti i costi rimanga invisibile e permeabile anche dopo la Brexit, come prevede un protocollo specifico dell’Accordo di recesso. L’articolo 16 del Protocollo e prevede la possibilità per una delle due parti di ristabilite controlli sulla frontiera di terra irlandese in caso di “gravi problemi” a livello economico, sociale o ambientale. E la Commissione predeva di attivare proprio questa clausola di salvaguardia.

Questa prospettiva ha provocato reazioni indignata in tutta l’Isola, con accuse all’Ue di voler ristabilire le “barriere fisiche” fra le due Irlande, e per giunta per bloccare l’invio di un bene essenziale per la salute come è il vaccino anti Covid per la popolazione al di là della frontiera che non doveva esistere. Ed ecco la retromarcia notturna dell’Esecutivo comunitario: “Nel processo di finalizzazione di questa misura, la Commissione garantirà che il protocollo Irlanda / Irlanda del Nord non venga modificato. La Commissione non farà scattare la clausola di salvaguardia”, si legge nella nota. Ma, avverte Bruxelles, “qualora si abusasse dei transiti di vaccini e sostanze attive verso paesi terzi per aggirare gli effetti del sistema di autorizzazione all’esportazione, l’Ue valuterà l’utilizzo di tutti gli strumenti a sua disposizione”. Insomma, la possibilità di attivare l’Articolo 16 resta sul tavolo, nel caso che gli esportatori facciano i furbi. La nota conclude annunciando che “la versione finale del regolamento di attuazione” del regime di autorizzazione delle esportazioni dei vaccini “sarà pubblicata domani (cioè oggi, ndr), dopo la sua adozione”.

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