Violenza sulle donne: Il grido di aiuto di Loredana, vittima di abusi da parte del suo ex compagno

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La lettera giunta alla nostra redazione apre uno squarcio sulla emblematica vicenda di Loredana, periferia est di Napoli, che non riesce a venir fuori da un amore tossico, che si rifiuta di lasciarla andare.

Da anni si sentono personaggi famosi riempirsi la bocca di belle parole: “la violenza sulle donne va denunciata”, oppure “lo stato al fianco delle donne” o ancora “il codice rosso istituito per aiutare le donne”.

“Denunciate!”

Purtroppo, nella realtà sei sola, nessuno ti aiuta. Sei sola con il tuo aguzzino! Ti dicono denuncia, ma dovrebbero dire: “Denuncia, ma solo se ha alzato già le mani. Se sei vittima di una violenza psicologica, di minacce, di insulti e sminuimento, non ci interessa. Se ti lascia i lividi, torna da noi è ti aiutiamo”. Per la legge centinaia di telefonate e messaggi con minacce al giorno non sono nulla, basta cambiare numero ti dicono. Va bene, cambi numero.

A quel punto diventi irreperibile! Lui vuole parlare con te e te all’improvviso, te lo trovi avanti. Ti minaccia, ti strattona, tu hai paura a tal punto da finire in ospedale con pressione 220/110, ma non ci sono lividi, lui non è più con te. Le forze dell’ordine non possono intervenire, dicono “dovevi chiamarci al momento”. Peccato che la prima cosa che ti ha tolto dalle mani è stato il telefono. Hai paura! Non vuoi trovartelo più avanti, non vuoi andare ad aumentare il numero delle vittime. Torni al vecchio numero, alle mille chiamate, ai mille messaggi, alle videochiamate per controllare sempre dove sei e con chi, con la speranza di tenerlo buono.

Sei sfinita, piangi, non ti fa più dormire, ma non hai lividi. Lui è innocente, dice la legge, ma la tua non è più vita. Questo è il codice rosso. Sono mesi che aspetti, aspetti e aspetti, ma ancora nulla, il magistrato ancora non ritiene importante il tuo caso. Questa violenza psicologica ti distrugge, non reggi più. Hai paura. Hai bisogno di sostegno.

Mentre aspetti la decisione del magistrato, chiami il numero nazionale del centro di antiviolenza sulle donne. Ironia della sorte, ti dicono che nel tuo comune non c’è un centro. Bene, provi a rivolgerti a quello di un comune limitrofo. Ti viene risposto che non risiedendo nel loro comune non possono prenderti in carico. Ti senti sempre più sola e forse l’unica soluzione è tornare con il tuo carnefice.

È questo il modo in cui lo stato tutela noi donne.

 


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